Egocentrismo atmosferico: dissoluzione dell'essere. Chaos "IN PIU' IO PARLERO' COSI'!" ( L. Seneca - "La felicità ")
Brunisce la sera e il tuo volto…
et puis le cri des mouettes, la nuit, comme des cris de femmes
“á¼€συννÎτημμι τá½¼ν á¼€νÎμων στάσινË™
τὸ μá½²ν γá½°ρ á¼”νθεν κῦμα κυλίνδεται,
τὸ δ' á¼”νθεν, ἄμμες δ' ὂν τὸ μÎσσον
νá¾¶ι φορήμμεθα σὺν μελαίνá¾³,
χείμωνι μÏŒχθεντες μεγάλῳ μάλα(…).”
Ἂλκαá¿–ος(VII-VI sec. a.C), frammento 208a
Bruniscono gli sguardi
dietro le vetrate d’un orizzonte in riverbero.
Muggisce il guizzo di onde vermiglie,
gemebonde raminghe
di nostalgia e ritorni.
Filano i raggi
d’ombre marine oltre il lampione,
fila l’odor d’un vento increspato
in ricci d’acqua
il remo inerte d’anziane barche
che sanguinano sere.
S’inargenta
lenta
la luna
dietro il tuo volto.
Mi cingi il braccio
come ogni tramonto
stringe a sé collane di prime stelle.
Anneriscono le porte
ispessite a notte,
anneriscono le finestre
che tremano di lucerne indorate.
Giungono scrosci sulle foglie,
gridi rauchi di gabbiani presso il mare:
s’addensa il suo abisso in archi di viola.
Umidi saluti sciolgono
l’abbandono della tua voce che s’allontana,
in risonanza coi tuoi passi
che premono
la rude terra
nel suo focolare
di sabbie e di erbe.
O. Sadinov
Viola del Pensiero
"(...) O quid solutis est beatius curis,
cum mens onus reponit, ac peregrino
labore fessi uenimus larem ad nostrum,
desideratoque acquiescimus lecto?
hoc est quod unum est pro laboribus tantis.
salue, o uenusta Sirmio, atque ero gaude
gaudente, uosque, o Lydiae lacus undae,
ridete quidquid est domi cachinnorum".
Catullo, Carme XXXI
Apocrifi grovigli di rovi
di ossi d’avorio
s’intrecciano al vento di secche stagioni.
Nuda e affamata,
la terra dal gonfio ventre
dei suoi mille anni,
una madre ansimante
scavata nel grembo
da sorde radici
nutrite d’eterno.
Nel cesareo di humus e di ombre,
scalpitante è il suolo.
In un plenilunio di sali e di erbe
così provato è il tuo corpo
e triste il seno che parlò di viole odorate
alla mia bocca, che tutto
amore
ora tace:
Madre.
O. Sadinov
Barcarola in Fa diesis op.60, Chopin
« ὦ λιπερνῆτες πολá¿–ται, τá¼€μá½° δá½´ συνίετε
ῥήματ' »
Ἀρχá½·λοχος
( π. 680 π.Χ. - 630 π.Χ)
Tacito silenzio annaspo:m’incalza l’onda selvaggia,
il vibrare d’un refolo di ritorno al porto.
Vacilla, tremula di sete, la barcarola sopra acque d’asporto,
orfana di peregrini sguardi e manchevoli sussurri.
Gorgoglia il meriggio di esuli in mare:
lemuri remi chini,
inerti ad ogni turchina provvidenza,
oppressi come l’anima in cor rentre verso terra.
Brolli degli ormeggi dei venti
e impregnati di umide ansie, s’ancorano timori
negli occhi tuoi bruniti che spiano erranti l’andana sera:
e cade amore sulla notte: ancora un uomo in mare,imperioso e assente.
O. Sadinov
“Nascentes morimur, finisque ab origine pendet.”
Manilio, Astronomica, IV, 12-16
Barcollava ebbro, il Gambadilegno,
il suo corpo e il panciuto calice
e l’acqua vite.
Vitreo l’iride
scrutante l’immenso d’oceano,
vitree le mani
strangolanti al collo intorno
l’asfissiato umor del mare.
Del mare
che affoga in sé l’ondante dolore
vagabondo cincischione
che sfoglia intonsi i ricordi
lungo la sua spoglia dorsale.
Frusciano le vesti contro gli scogli
gorgoglia tra questi tristezza.
Traballa briaco il patibolo
e la donna dal volto incappucciato
di nubi il monte
stringe al collo il cappio
abbandona a sé l’estremo addio
lungo il cordone che diede alla vita
il suo ultimo eterno riposo.
Mon Dieu, j'aurai bientôt.
Auguri di buone feste a tutti voi,cari miei amici artisti. Giungono in ritardo per la festività del Natale, per coloro i quali ancora credono in qualcosa che forse non darà mai una risposta, in eccezione al proprio spirito e anima. Sia un 2008 foriero di gioie, serenità, fortuna e salute ma soprattutto amore.
Cordialmente,
sempre vostro mad poet.
Un abbraccio amici miei.
Tornerò ancor più "maledetto" che mai.
O. Sadinov
p.s. per darkotrebor: fratellone, pazienta ancora qualche giorno il tempo che la mia situazione si ristabilizzi. perdona oltresì questo mio ritardo. Valeria
SFIDA CADUCA
Corsari di versi
Dirizziamo le vele al largo mare
Arrembando emozioni
Nella rotta
Al muro di maestrale
Per carpire parole alla tempesta
E nell’assalto di avventura,
Prediamo onde
E succhi di sargassi.
Sfida caduca al segno
Delle colonne d’Ercole,
Svanite.
già pubblicata in www.ippocrene.com
rivista di arte e lettere